L’11 novembre si celebra San Martino, un santo che è considerato patrono degli osti, dei viticoltori, dei sommelier, dei vendemmiatori e persino degli ubriachi! Nel corso degli anni questa giornata è diventa una vera e propria festa popolare, una sorta di celebrazione del carattere più rustico del mondo agricolo.

In tutta Italia, durante questa giornata, vengono organizzate sagre, visite alle cantine, passeggiate nei vigneti, concerti popolari ed incontri tematici sul settore vitivinicolo.
Ma perché l’11 novembre è diventato quello che potremmo definire il “giorno del vino”?

La storia di San Martino

Le ragioni vanno ricercate, come spesso accade quando si parla di tradizioni agricole, sia nella storia che nelle leggende popolari. E in questo caso la storia e la leggenda riguardano la vita di San Martino.

Nato in Pannoia, ovvero l’attuale Ungheria, Martino divenne nel 331 un soldato della guardia imperiale romana per effetto di un editto imperiale che obbligava tutti i figli degli ufficiali ad arruolarsi nell’esercito (il padre di Martino era un tribuno militare della legione romana). Venne allora inviato a prestare servizio in Gallia (oggi Francia) con il compito di sorvegliare le guarnigioni e di effettuare le famose ronde notturne.

Nel corso di una di queste ronde avvenne l’episodio che ha segnato la vita di San Martino e ha dato il via ad alcuni miti e detti popolari molto diffusi ancora oggi. Durante l’inverno del 335, vide sul ciglio di una strada un mendicante infreddolito a causa di una violenta bufera; allora Martino decise di condividere con l’indigente il suo mantello militare tagliandolo in due parti.

Si racconta, poi, che il giorno seguente gli apparve in sogno Gesù che gli rivelò di essere lui stesso il mendicante incontrato e che, al suo risveglio, il mantello tranciato fosse intatto.
Dopo questo episodio iniziò il processo di conversione al cristianesimo di San Martino che divenne poi negli anni successivi anche vescovo di Tours, città francese della Loira.

La leggenda racconta inoltre che in seguito al gesto generoso di San Martino, improvvisamente la tempesta ed il freddo si placarono e la tregua dal gelo durò addirittura per qualche giorno. Da qui viene l’espressione, ricorrente anche nei nostri tempi, “Estate di San Martino” che indica il periodo, corrispondente alla seconda decade di novembre, nel corso del quale c’è un improvviso rialzo delle temperature.

Il legame con il vino e con il mondo dell’agricoltura

Vi chiederete, però, a questo punto quale sia il collegamento con il mondo del vino e dell’agricoltura. Uno dei miracoli più famosi attribuiti a San Martino è proprio la trasformazione dell’acqua in vino, ecco spiegato allora il suo legame con i viticoltori e tutto il comparto vitivinicolo.

L’11 novembre, e in generale la seconda settimana di novembre, sono sempre stati dei giorni importanti per gli agricoltori. Già nell’Antichità, infatti, questo periodo rappresentava la fine del ciclo di raccolto, oltre a coincidere con la scadenza dell’affitto dei campi.

Per questo motivo l’11 novembre si è soliti fare un bilancio del raccolto ed assaggiare il primo vino: i mosti messi da parte durante la vendemmia, infatti, sono ormai diventati vini novelli e, dunque, possono essere degustati per la prima volta. Ecco perché San Martino viene ricordato come il giorno in cui simbolicamente il “mosto diventa vino“.

In questa giornata, allora, sia nei secoli passati che oggi, si festeggia il primo vino dell’anno dopo la faticosa stagione della vendemmia e si celebra quel santo che ha trasformato l’acqua in vino e la bufera in sole.

Il nostro invito è a festeggiare anche voi San Martino, rispettando e valorizzando quelle antiche tradizioni popolari che sono il cuore pulsante dell’agricoltura italiana e calabrese.