Non è stata una vendemmia facile per i produttori della fascia tirrenica. Quest’anno, infatti, l’uva prodotta da vitigni come Marsiliana, Magliocco, Greco, ecc, ha manifestato seri problemi sia in termini di qualità che di quantità. L’acino, in particolare, non ha raggiunto un buon grado zuccherino ed è rimasto un po’ acre.

L’anno scorso anno, per fare un esempio, le stesse piante vantavano un grado di maturazione con livelli maggiori di oltre 5 punti in grado zuccherino rispetto ai valori odierni.

Basso grado zuccherino delle uve: perché?

Come è noto, durante la sua crescita la pianta elabora sostanze nutritive per garantire la produzione e “ricaricare” le riserve energetiche di cui ha bisogno per il proprio mantenimento e difendersi dai patogeni esterni (nodi e zone di accumulo di sostanze energetiche, radici, fusti ecc, vengono utilizzati come scorta energetica nei momenti di particolare bisogno al fine di supportare e sopperire a condizioni esterne potenzialmente dannose per la pianta).

Lo scorso anno la stagione primaverile-estiva è stata particolarmente calda e le piante di vite sono state costrette a mobilitare ogni riserva per mantenere e portare a compimento la produzione in atto.

vendemmia problemiNell’anno in corso, invece, la stessa stagione ha avuto un decorso piovoso con condizioni di temperatura e di umidità molto favorevoli ai più temibili patogeni della vite come la peronospora e l’oidi, che hanno condizionato negativamente e fortemente l’attività fotosintetica delle piante.

La condizione dei vigneti, già depauperati del livello minimo di sostanze energetiche di riserve, ha iniziato a manifestare segni di sofferenza nel portare avanti il carico produttivo.

Sono stati riscontrati i primi problemi già a partire dalla fase fenologica di post allegagione con forte cascola di acini appena formati, per poi ritrovare un altro periodo critico subito dopo le operazioni sfrondatura che portano ad esporre i grappoli alla luce diretta dei raggi solari allo scopo di concentrare meglio gli zuccheri nell’acino.

I danni al vigneto

Sono state così disattese le aspettative dei produttori: mentre lo scorso anno, infatti, l’uva registrava letture di grado brix di oltre 5 punti, oggi solo le piante più sane e più forti possiedono condizioni accettabili di maturazione. La maggior parte delle viti con buona presenza di grappoli mostra, al contrario, un’evidente regressione di maturazione e un avanzare rapido del marciume acido con blocco completo dell’incremento del grado zuccherino.

Proprio su queste piante si osserva la presenza di patogeni del legno come l’eutipiosi e il mal dell’esca con lignificazione dei tessuti che non procede con regolarità e in questa fase si manifesta in modo silente o celato (incubazione) all’occhio dell’osservatore più attento. La pianta finisce gradualmente per aggravare il suo stato di salute al punto da rimanere secca con tutti i suoi frutti prima ancora di giungere alla vendemmia, con alta probabilità per le piante, meno sfortunate, di non superare l’inverno o di manifestare debolezza o collassare in primavera prima ancora che la nuova vegetazione possa rifocillare le riserve energetiche.

Interventi agronomici utili (da considerare come straordinari ed eccezionali)

Senza commentare la scelta dei produttori di decidere se è più conveniente raccogliere prima un’uva a basso grado zuccherino o di attendere che rimanga solo quella delle piante più efficienti, lo scopo di questa breve presentazione è di riflettere su quanto dedotto sotto il profilo agronomico e valutare l’opportunità di proteggere o meno le piante del vigneto subito dopo la raccolta, anticipando così alcuni interventi colturali senza aspettare la prossima primavera.

Suggerimenti:

  1. Interventi fitoiatrici (tipo poltiglia bordolese a dosi adeguate, azione di tipo biologico) rivolti alla protezione delle piante:
    – prima della completa caduta delle foglie per ridurre la pressione infettiva dei patogeni e la quantità di sorgente d’inoculo al fine di rallentare l’azione dei patogeni;
    – dopo la potatura per impedire che sulle ferite di taglio le infezioni progrediscano e si estendono.
  2. Interventi agronomici: se si pratica il sovescio di favino, interrare le piante appena hanno raggiunto un’altezza di circa 40 cm e comunque prima che possano ostacolare la penetrazione della luce alla base del tronco di vite evitando condizioni di umidità durevole sul legno delle viti. Se tale condizione non può essere rispettata eseguire semina solo nell’interfila lasciando libera la zona del filare o non praticare almeno per un anno il sovescio.

Chiunque volesse suggerimenti e consulenze specifiche sui trattamenti fitoiatrici e sulla nutrizione del proprio vigneto può rivolgersi ad Agriverde per un appuntamento oppure recarsi al punto vendita situato in Via Amalfi 14 ad Amantea (CS).

Dr. Agronomo Francesco Filella